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Come favorire la buona comunicazione tra scuola e famiglia nella disabilità

 
Una parte fondamentale del lavoro dell’insegnante di sostegno è quella della relazione con le famiglie. Ma quali sono – o dovrebbero essere - i princìpi alla base di una buona comunicazione tra scuola e famiglia? Ecco la proposta di Mario Mapelli, insegnante di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado e autore di “H - Diario impertinente di un insegnante di sostegno”.
 

Dopo anni di esperienza, ho imparato che la relazione con le famiglie è una parte determinante del lavoro dell’insegnante di sostegno e che è sua precisa responsabilità impegnarsi affinché essa sia proficua. Mi sono così costruito un decalogo della buona comunicazione scuola-famiglia, cui mi appello nei momenti di difficoltà:

1) Cerca l’alleanza: la disabilità è un problema che coinvolge inevitabilmente la famiglia. I genitori sono portatori di un sapere della cura determinante per la progettazione. Senza l’appoggio della famiglia ogni intervento è destinato a fallire. È fondamentale che la famiglia sia direttamente coinvolta nella progettazione, attraverso incontri periodici e comunicazioni costanti.

2) Non aver paura del conflitto: cercare con caparbietà l’alleanza non significa evitare il conflitto. Scuola e famiglia portano due prospettive differenti, ma egualmente legittime. Inevitabili sono le dissonanze. È bene che le divergenze siano esplicitate fino in fondo, tenendo sempre presente che il figlio che i genitori frequentano a casa e lo studente con cui gli insegnanti lavorano a scuola non sono la stessa persona.

3) Guarda all’intero: la disabilità non è un problema dell’individuo, bensì il risultato della relazione tra individuo e contesto. Per la buona riuscita di un percorso di integrazione è fondamentale assumere un’ottica di sistema, all’interno della quale riconoscere che tutti gli attori in gioco hanno un peso determinante. Pertanto è bene evitare che la comunicazione scuola-famiglia si riduca a incontri tra singole figure (il singolo genitore e l’insegnante di sostegno), con deleghe più o meno esplicite.

4) Impara ad ascoltare:
affinché tra scuola e famiglia si crei un rapporto di fiducia è bene sospendere ogni giudizio. Nemiche di un ascolto autentico sono tutte le semplificazioni e le interpretazioni spicciole. L’insegnante di sostegno deve sforzarsi di attenersi a ciò che i genitori portano della loro esperienza. Non devi in alcun modo avanzare letture non richieste, che hanno come unico effetto quello di accrescere la diffidenza e rafforzare le difese.

5) Misura la verità: misurare la verità significa essere consapevoli che ogni prospettiva è portatrice di una verità parziale. Solo laddove si sia sviluppata un’adeguata fiducia e i genitori siano pervenuti a una prospettiva abbastanza ampia e flessibile da poter accogliere un altro punto di vista, puoi provare con delicatezza ad avanzare il tuo contributo.

6) Analizza la domanda:
affinché sia possibile un buona integrazione dell’alunno disabile è fondamentale individuare quanto prima quali sono le aspettative della famiglia nei confronti della scuola. Offri il tempo necessario affinché i genitori possano ripercorrere la storia scolastica pregressa, cercando di individuare qual è il loro atteggiamento nei confronti della disabilità e quali sono i problemi che essi identificano come più importanti per l’inserimento del figlio nel contesto scolastico.

7) Evita di lavorare sull’urgenza: quando si ha a che fare con la disabilità un rischio concreto è quello che la dimensione progettuale venga compressa dal piano fattuale e concreto. Non limitarti a discutere di quello che è necessario fare nell’immediato, ma cerca di dilatare la dimensione dell’intervento anche alla sfera dell’essere, del desiderio e della memoria.

8) Cerca un linguaggio comune: affinché si dia comunicazione è necessario condividere un linguaggio. Nei colloqui evita in tutti i modi il ricorso a un lessico specialistico, a favore dell’adozione di un linguaggio comune.

9) Legittima l’errore: l’alleanza scuola-famiglia non può essere fondata sulla negazione dell’errore e della possibilità dell’insuccesso. La stessa progettazione didattica deve essere vista come un work in progress condiviso, all’interno del quale scuola e famiglia sono costantemente impegnate a sperimentare nuove formule di affiancamento, nessuna delle quali può garantire in anticipo la certezza del successo.

10) Esercita la consapevolezza: l’insegnante di sostegno lavora principalmente sulla relazione. Fai costante esercizio di autoriflessione, in modo da essere consapevole delle cornici che limitano il nostro sguardo, dei pregiudizi che nutrono i nostri atteggiamenti, finanche delle tensioni espulsive che, a volte, trovano inaspettatamente espressione. Solo ascoltando te stesso sarai in grado di ascoltare le fatiche degli altri.


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