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A qualcuno importa dei matti

 
Che cosa si fa oggi, nella nostra società, per permettere alle persone con una malattia mentale di vivere le possibilità che sono alla loro portata?  Si fa poco. Questa è la risposta che dà Ron Powers, giornalista e scrittore americano, in “Chissenefrega dei matti”, un libro che nasce dalla sua esperienza personale di padre di Dean e Kevin, due ragazzi brillanti e vivaci che a un certo punto si ammalano di schizofrenia. Questo libro – il libro che non avrebbe mai voluto scrivere  –   diventa per questo padre uno strumento di lotta per conquistare una condizione di vita migliore, per tutti coloro che soffrono di una malattia mentale e per le loro famiglie.
 

La schizofrenia è una patologia cerebrale cronica e incurabile. È dovuta (o perlomeno così credono oggi i neuroscienziati; non c’è ancora nessuna verità assodata al riguardo) in parte a una mutazione genetica e in parte a esperienze esterne, «ambientali». È la più temuta delle malattie mentali che affliggono l’uomo e colpisce poco più di una persona su 100.

La schizofrenia è un flagello, ma non è che una delle molte malattie mentali esistenti, variamente classificate e caratterizzate da durata e livello di gravità differenti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che un quarto della popolazione mondiale farà prima o poi esperienza di una qualche malattia mentale nell’arco della vita. Due terzi di costoro o non riconoscono di essere malati o semplicemente rifiutano un trattamento.
Ma anche nel novero delle numerose e devastanti diagnosi di malattia mentale, la schizofrenia conserva un posto unico, per la sua capacità di distruggere i processi mentali di tipo razionale.

Il mio scopo, in questo libro, non è sostituire o entrare in polemica con l’enorme repertorio di libri importanti già esistenti sull’argomento della malattia mentale. Spero piuttosto di restituire vigore a una verità semplice, autoevidente e moralmente inammissibile: troppe persone malate di mente nel nostro Paese vivono in condizioni atroci. Ho deciso di intervenire con la narrazione.
La scelta di scrivere questo libro non è stata facile, e l’ho rinviata per quasi dieci anni. Il processo di scrittura ha messo alla prova la resilienza emozionale della mia splendida moglie, Honoree, così come quella del mio coraggioso figlio superstite. E anche della mia. Tuttavia, sono giunto alla conclusione che in definitiva questo è uno di quei libri che non possono non essere scritti.

Nel rendere pubblica la perdita e la sofferenza privatissime della mia famiglia spero di raggiungere due obiettivi. Uno è persuadere i miei compatrioti nella Nazione Schizofrenica che il loro calvario, per quanto terribile, non riguarda solo loro e non deve essere motivo di vergogna e di ritiro. L’altro è dimostrare a coloro che temono e aborriscono i «matti» che di norma queste vittime non sono pericolose, deboli o immorali, né per qualunque altro motivo meritano che venga negato loro il pieno riconoscimento della condizione di persona. Al contrario, come i miei adorati figli Dean Paul Powers e Kevin Powers, sono tendenzialmente persone che hanno conosciuto l’amore, l’ilarità, la creatività, la speranza e la capacità di avere per il futuro gli stessi sogni degli altri. Il fatto che siano stati menomati da un flagello di distruttività maligna e inesplicabile non è colpa loro. Bene, c’è un terzo motivo: preservare, nella misura in cui le parole lo consentono, una descrizione della vita e dell’anima librante di Dean e Kevin.
Infine, Chissenefrega dei matti è una chiamata alle armi nell’interesse di queste persone, rivolta a qualunque società osi definirsi decente. L’America deve impegnare le immense risorse, le energie e lo zelo conciliativo di cui dispone in un assalto finale alla malattia mentale. I miei figli, come i figli, i fratelli, le sorelle, i genitori e gli amici vostri che ne sono afflitti, non meritano niente di meno.


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