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L'integrazione scolastica e sociale - vol. 2016/4

L'integrazione scolastica e sociale - vol. 2016/4

Rivista pedagogico-giuridica per scuole, servizi, associazioni e famiglie

Numero di rivista
novembre 2016
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Editoriale
Disabilità e accessibilità del cinema

Il nostro millennio si caratterizza per l’attenzione crescente alla realizzazione delle aspirazioni e delle potenzialità di ogni persona, anche con disabilità, e al riconoscimento dei diritti universali, alla valorizzazione dei principi di cittadinanza attiva e di inclusione sociale.
Molto se ne parla nelle dichiarazioni dei massimi organismi internazionali e nei pronunciamenti dei governi, nella parte occidentale del mondo. La Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (ONU, 2006) recepisce il diritto alla vita indipendente dei disabili, all’interno della comunità sociale, con la stessa libertà di scelta delle altre persone, con riguardo non solo ai servizi essenziali, ma anche alle opportunità formative, culturali, artistiche e ricreative. Queste ultime alimentano il processo di realizzazione lungo l’arco della vita e offrono stimolanti opportunità di soddisfazione di desideri, interessi e aspirazioni, tesi alla condizione di ben- essere individuale.
Un forte impulso ai principi di uguaglianza delle opportunità e di inclusione socio-culturale per i disabili proviene anche dalla possibilità di accesso senza barriere alle offerte della produzione cinematografica. Fin dagli albori, il grande schermo ha scelto di narrare storie della disabilità, considerata come forma peculiare di umanità. Il cinema ha generato interrogativi rispetto al modo di guardarla e ne ha mostrato a tutto tondo il vissuto — la concretezza dei corpi, le vicende quotidiane, gli ambienti di vita, le relazioni, le difficoltà, le conquiste — attraverso molteplici sfaccettature. Nel corso del tempo, la narrazione filmica ha messo in scena approcci mutevoli alla diversità, catturando l’attenzione del pubblico grazie al grande impatto conoscitivo ed emotivo innescato dal linguaggio cinematografico. In corrispondenza all’evoluzione della rappresentazione culturale prevalente della disabilità, nelle diverse fasi storico- culturali, la telecamera ne ha offerto immagini in chiave pietistica, retorica, eroica, scientifica, emancipatrice.
Nel nostro secolo, il rapporto tra i due mondi si caratterizza — oltre che per il valore di denuncia e di riscatto sociale — anche in un’altra direzione: le persone con disabilità sono considerate non solo come protagoniste delle storie rappresentate, ma anche come fruitrici del grande schermo, come spettatori presenti in sala insieme al resto del grande pubblico. L’accessibilità del film anche per i disabili sensoriali, in particolare, rappresenta, ai nostri giorni, sia un’opportunità di realizzazione personale — attraverso l’approccio a un’espressione artistica di largo consumo — sia un traguardo socio-culturale in prospettiva inclusiva.
Con l’idea di accessibilità universale si intendono gli sforzi che la società compie per favorire l’adattamento reciproco tra la persona — anche disabile — e l’ambiente sociale in cui vive: in termini di locali, offerte culturali, servizi, prodotti, tecnologie sempre più flessibili.
La tecnologia, che è la cifra della nostra evoluzione — l’orizzonte in cui l’umano si «riscrive» continuamente —, può fare la differenza in senso positivo, rendendo l’approccio alla cultura cinematografica via via più umanizzato e duttile, ossia sempre più accessibile.
In molte città, ormai non rappresenta più una sorpresa vedere una persona con disabilità — non vedente, non udente, con problemi fisici — decidere di entrare in una sala cinematografica per godersi un bel film d’autore, o comunque del genere preferito, con la sicurezza di poterlo fare, senza andare incontro a barriere tecnologiche o a pregiudizi culturali. Per ora, tale opportunità rientra nell’ambito di rassegne — per altro sempre più numerose e diffuse — organizzate ad hoc sotto l’egida di «CinemAccessibile» e promosse periodicamente allo scopo di disseminare cultura inclusiva e di garantire pari opportunità culturali per tutti.
Un concreto, significativo passo in avanti sul cammino verso l’accessibilità della produzione cinematografica è rappresentato dal recente Disegno di Legge sul cinema (n. 2287), approvato al Senato, con il nome di «Disciplina del cinema e dell’audiovisivo».
Per la prima volta, una legge relativa al cinema fa esplicito riferimento alla Convenzione ONU del 2006 e mette nero su bianco l’impegno a rendere il prodotto audiovisivo accessibile alle persone con disabilità sensoriali e a coloro che abbiano disabilità cognitive o limitazioni culturali e linguistiche.
Guardando agli scenari del futuro, possiamo immaginare che le sperimentazioni delle avanguardie cinematografiche, accomunate dall’interesse per un «cinema totale» o «poli-sensoriale», nel quale agli stimoli visivi si aggiungono effetti d’aria, d’acqua, di luci, di fumi, di odori e di movimento delle poltrone, possano contribuire a riconoscere al grande schermo sia la capacità di rinnovamento estetico, relazionale e sociale del linguaggio artistico e della sua fruizione, sia una funzione unificatrice della molteplicità delle esperienze artistiche soggettive, e dunque un ruolo inclusivo.
Marisa Pavone

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