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Ricerca di senso - vol. 2016/3

Ricerca di senso - vol. 2016/3

Analisi esistenziale e logoterapia frankliana

Numero di rivista
ottobre 2016
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Editoriale
Quest’ultimo numero dell’anno della nostra Rivista ruota intorno a due valori — lavoro e amore — e due atteggiamenti, tra gli altri, volti a perse- guirli e sostenerli — speranza ed empatia —, nella ricerca continua di una rinnovata affermazione dell’umano, in un contesto che, come direbbe Frankl, ha sempre più bisogno di riumanizzazione.
Nello scorrere i contenuti di questo numero, analizzeremo gli articoli a partire dall’ultimo contributo di taglio filosofico in cui Maria Elena Viscardi, prendendo in considerazione le riflessioni di autori diversi, argomenta sul tema dell’amore e di come ad esso ci si addestri, indipendentemente dal genere, soprattutto in un contesto come quello attuale caratterizzato da una «liquidità», come teorizzato da Bauman, che coinvolge sentimenti, relazioni e istituzioni.
Si discosta, ma non di molto, la proposta del terzo contributo in cui, con Monica Cocco e da un punto di vista squisitamente psico-pedagogico, si introduce un termine di nuovo conio: la exopatia. In realtà quest’ultimo rimanda al più ampio concetto di empatia, ma qui si persegue il fine di sottolineare il valore e, allo stesso tempo, la difficoltà di un atteggiamento di comprensione empatica e di accoglienza dell’esperienza dell’altro, laddove questo per cultura, etnia, credo religioso o, comunque, esperienza di vita sia molto diverso dall’interlocutore, chiamato ad accogliere e comprendere.
In questo caso spesso si verifica il fallimento dei processi di «immedesima- zione» e difficilmente si riesce ad assumere una prospettiva della quale, in realtà, non si ha alcuna conoscenza. In questo caso, l’unica possibilità è ascoltare, oseremmo dire in «religioso silenzio», la narrazione dell’altro, limitandosi a comprenderla, senza la pretesa di condividerla, in assenza di elementi comuni di decodifica. La posizione assunta dall’ascoltatore diviene in questo caso «exotipica», cioè di dislocalizzazione dal proprio vissuto e dalla propria esperienza, che finirebbe con il contribuire a generare confusione e incomprensione del racconto dell’altro, in quanto «diverso» da me.
Procedendo nel percorso di «risalita», il secondo contributo, a cura di un gruppo di autori che fanno capo alla Fondazione «Patrizio Paoletti» di Roma, evidenzia i risultati di un’interessantissima indagine correlazionale finalizza- ta a studiare i fattori implicati nella progettualità e realizzazione giovanile sul lavoro. In tal senso, al di là di tutta una serie di rilevanti risultati che l’articolo propone, appare opportuno evidenziare, in particolare, il tema della ricerca di senso sia come importante variabile positiva sia in riferimento alla capacità di raggiungimento di una soddisfacente posizione professionale.
Ultimo, ma non ultimo, l’articolo di apertura ribadisce un concetto cen- trale nel pensiero di Frankl: in qualsiasi condizione di vita, in qualunque situazione, non è mai esclusa la possibilità di assumere un atteggiamento di speranza, di una fiducia aperta al futuro, che sia questo immanente o, nella condizione estrema della morte, trascendente. Detti quali «finché c’è vita c’è speranza» — che parafrasa il detto di Marco Tullio Cicerone «sono malato, ma finché c’è anima, c’è speranza» —, oppure «la speranza è l’ultima a morire», testimoniano come la saggezza popolare abbia sempre tenuto in gran conto il ruolo della speranza nella motivazione a un atteggiamento esistenziale proattivo. Ebbene, Frankl ci fa intravvedere una duplice valenza della speranza, intesa come il mantenimento di una prospettiva verso il futuro. Se sperare significa guardare a una possibilità ulteriore, occorre sottolineare come ciò possa realizzarsi nell’atteggiamento che ciascuno può — e, direbbe Frankl, deve — assumere dinanzi alla sofferenza, al limite, alla malattia, alla morte, oppure nella fiducia verso un’ulteriore risposta di Dio, qualunque sia la visione che il credente ne ha, magari ultraterrena e assolutamente al di là e al di sopra del piano dell’attualità storica, nell’af- fermazione di quell’atteggiamento ragionevole ma non razionalistico che si chiama Fede.
Domenico Bellantoni

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