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Ricerca di senso - vol. 2015/3

Ricerca di senso - vol. 2015/3

Analisi esistenziale e logoterapia frankliana

Numero di rivista
ottobre 2015
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Editoriale

Nel pensiero di Viktor Frankl un posto centrale occupa il tema della sottolineatura della specificità dell’umano, a cui il fondatore dell’Analisi esistenziale riconosce un’assoluta differenziazione e peculiarità all’interno del mondo animale: l’uomo, infatti, si distingue qualitativamente da ogni altro animale proprio in virtù di quella dimensione noetica che, fin dalle origini del pensiero frankliano, rappresenta il segno distintivo dell’ontologia dimensionale e, dunque, della visione antropologica alla base dell’approccio analitico-esistenziale.
In tal senso, affermando questa specifica visione dell’essere umano, Frankl ne evidenzia quale logica conseguenza il rischio di vari tipi di riduzionismo, derivanti da un dilagante nichilismo e aventi in comune la negazione di una o più delle peculiari dimensioni dell’essere umano, la cui condotta verrebbe poi riportata a livello motivazionale semplicemente a questa o quella variabile, perdendo di vista il carattere di unicum e di complex della persona umana.
Proprio a questo riguardo — in una raccolta di appunti autobiografici curata da Ludwig P. Pongratz e edita nel 1973 da Huber all’interno del volume dal titolo di Psychotherapie in Selbstdarstellungen, che potrebbe essere tradotto con Psicoterapia in autoritratti o Psicoterapia in autobiografia — Frankl scrive: «Se cerco la ragione più nascosta della motivazione per cui ho creato la logoterapia, posso menzionare una cosa soltanto: la pietà per le vittime del cinismo contemporaneo, che tanto spazio occupa nella psicoterapia, in un settore così tanto screditato. Col termine “settore” intendo fare riferimento a quanto è stato commercializzato e col termine “screditato” mi riferisco a quanto vi è di disonesto dal punto di vista scientifico».
In questo stralcio, innanzitutto, Frankl parla dunque di un «cinismo contemporaneo» che lui riscontrava già negli anni ’70 e che certamente è andato sempre più affermandosi e diffondendosi, tanto da apparire estremamente evidente, quasi dilagante ai nostri giorni. Ebbene, il Dizionario Treccani evidenzia come l’etimologia del termine «cinismo» rimandi al latino cynı̆cus e al greco κυνι, derivazione di κύων, che significa «cane», da cui la parola rimanderebbe a un atteggiamento «canino, simile al cane, che imita il cane», e che riprenderebbe il dispregio che storicamente i filosofi cinici professavano per le istituzioni sociali e le convenienze. Più in dettaglio, il termine «cinismo» affermerebbe l’ostentazione di costumi naturali e animaleschi e il rifiuto di ogni cultura e civiltà, la negazione della religione tradizionale, delle istituzioni sociali e delle consuetudini vigenti. Di conseguenza, sempre il Treccani indica il cinico come colui che, con atti e con parole, ostenta sprezzo e beffarda indifferenza verso gli ideali, o le convenzioni, della società in cui vive; chi non arrossisce di nulla, impudente, sfacciato.
In qualche modo, dunque, il cinismo sembra avere a che fare con un’animalizzazione dell’uomo o, come direbbe, Frankl con una sua subumanizzazione. Ebbene, tale tentativo di ricondurre impropriamente e completamente l’individuo umano all’interno del regno animale, nella contemporanea negazione della sua vocazione spirituale, coscienziale e noetica, sembra essere una delle caratteristiche più evidenti di certe correnti contemporanee come, ad esempio, testimoniato dal pensiero di Peter Singer, noto filosofo e bioeticista australiano che, forse dimentico di vent’anni di pensiero filosofico europeo, arriva a sostenere che la presunta differenza qualitativa tra l’uomo e l’animale sarebbe semplicemente un’invenzione delle religioni del Libro, ebraismo, islam e cristianesimo.
Continuando a esaminare lo scritto di Frankl, si può notare come egli riconduca tale cinismo al tema, e al rischio, di una commercializzazione nell’ambito della salute (e qui si potrebbe fare riferimento alla pressione esercitata da varie lobby quali, ad esempio, case farmaceutiche, assicurazioni, banche e fondazioni), capace anche di influenzare il concetto stesso di onestà intellettuale e di «verità scientifica». In tal senso, Nicholas Cummings, ex presidente dell’APA (American Psychological Association), nel libro Destructive Trends in Mental Health, pubblicato nel 2005, mette in guardia i cittadini dall’atteggiamento di molti «intellettuali» e «uomini di scienza» che si renderebbero responsabili di adattare la verità scientifica ai criteri del «politicamente corretto» (political correctness).
In tal senso, l’Analisi esistenziale, presente e diffusa attraverso varie associazioni e istituzioni nei diversi continenti, così come questa stessa Rivista, in conformità al pensiero di Viktor E. Frankl e ai suoi successivi sviluppi e ricerche, continuano e continueranno a volersi caratterizzare per un atteggiamento di promozione dell’umano e dei valori ad esso connessi, mantenendo distanza da ogni logica e interesse di tipo commerciale e ideologico.

Domenico Bellantoni

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