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Psicoterapia cognitiva e comportamentale - vol. 2015/3

Psicoterapia cognitiva e comportamentale - vol. 2015/3

Italian Journal of Cognitive and Behavioural Psychotherapy

Numero di rivista
ottobre 2015
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Editoriale

Casi recenti hanno stimolato utili chiarimenti o cambiamenti relativi ad alcune tipologie di articoli. Un caso è quello dei contributi di contenuto prevalentemente psicometrico. Esistono già in Italia qualificate riviste specificamente dedicate al testing, mentre «Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale» è una rivista precipuamente dedicata alla psicoterapia. Continueranno ad avere ospitalità e alta priorità i contributi tesi a fornire materiali utili per l’assessment per la diagnosi e la terapia, in particolare se accompagnati dall’adattamento italiano del test e da materiali utili per lo scoring e l’interpretazione in sede clinica. I contributi di carattere prevalentemente statistico e psicometrico saranno ospitati nei limiti dello spazio e con bassa priorità.
Un secondo caso è quello della rubrica «Protocolli di ricerca». Indicazioni sufficientemente stringenti sono riportate nel file «Norme, linee guida e suggerimenti per la preparazione di un articolo scientifico», cui si accede dall’indirizzo www.erickson.it › Home › Riviste. La precedenza verrà data ai protocolli in cui si cerca esplicitamente la collaborazione di colleghi per effettuare una ricerca policentrica.
Per velocizzare i tempi di pubblicazione verrà poi introdotto, nell’annata 2016, un cambiamento a livello organizzativo e la Direzione sarà affiancata da un Comitato di direzione, composto da membri del Comitato scientifico e della Redazione.
In questo numero
L’utilizzo dei sogni in psicoterapia cognitiva ha avuto, per così dire, una sorta di «sdoganamento» una decina d’anni orsono ad opera di alcuni studiosi cognitivisti e costruttivisti. Nell’articolo di apertura, Rezzonico e Bani, dell’Università di Milano Bicocca, ci spiegano perché «l’esperienza del sogno e il suo racconto non sono più considerabili alla stregua di una costruzione psicoanalitica, ma vanno concepiti come una solida esperienza fenomenologica specie specifica alla quale è inevitabile attribuire una qualche rilevanza e funzione psicologica».
La prima ricerca pubblicata in questo fascicolo esamina la dipendenza affettiva nei confronti del partner: questa dipendenza può assumere intensità e caratteristiche tali da rassomigliare alle classiche dipendenze da sostanze e comportare analoghe manifestazioni disadattive. Quattro ricercatori siciliani, Coppolino, Ingrassia, Benedetto e Aguglia, si sono addentrati nel problema traducendo e adattando un questionario in lingua spagnola denominato Cuestionario de Dependencia Emocional. Confortati dai buoni risultati dello studio, riportano in appendice la versione italiana e la mettono a disposizione dei colleghi interessati.
Lucio Bizzini è un collega svizzero che, più di altri, si è occupato del trattamento CBT della depressione nell’anziano; occorre sottolineare che la depressione in tarda età è un problema sempre più avvertito dalle istituzioni sanitarie. Fra i contributi innovativi di Bizzini vi è un protocollo di trattamento cognitivo e comportamentale di gruppo arricchito con l’utilizzo di tecniche metacognitive di decentramento. Questo tipo di intervento è oggetto della ricerca di De Isabella e dei suoi valenti collaboratori. La ricerca ha un’originalità aggiuntiva, perché considera, oltre a un gruppo di pazienti depressi, anche un secondo gruppo nel quale alla depressione si aggiunge un deterioramento cognitivo di grado lieve. Il disegno della ricerca ha previsto un gruppo di controllo non trattato e molteplici avvertenze metodologiche, come l’indipendenza tra valutatori e conduttori dei gruppi di trattamento, l’ampiezza delle variabili considerate, ecc. Se non soddisfa tutti gli standard di uno studio clinico controllato randomizzato RCT, è molto vicino a perseguire questo obiettivo. Questa eccellenza metodologica richiede un particolare apprezzamento. Sappiamo bene che studi clinici controllati randomizzati sono impegnativi, lunghi e costosi; di conseguenza risultano pressoché impensabili nella realtà sanitaria e accademica italiana. È motivo di orgoglio per tutta la comunità CBT vedere emergere una realtà clinica e scientifica, come quella guidata da Giorgio De Isabella, già tanto vicina all’eccellenza.
Il costrutto dell’«intolleranza dell’incertezza» è nato all’interno degli studi sull’ansia e, in particolare, sulla preoccupazione tipica nel disturbo d’ansia generalizzato. In tale direzione si possono anche osservare alcuni dei cambiamenti introdotti di recente nelle descrizioni del DSM-5 rispetto ai precedenti. In realtà l’allargamento delle ricerche sta suggerendo l’importanza del costrutto nella valutazione (e nel conseguente piano di trattamento) anche di varie altre forme di psicopatologia. La ricerca di Bottesi et al. qui presentata riguarda studi preliminari relativi al questionario finalizzato alla misurazione di tale costrutto: l’Intolerance of Uncertainty Scale. I lettori non siano sorpresi di non trovare disponibile in appendice la versione italiana del questionario, com’è prassi di questa rivista. Ciò si deve alla contrarietà del principale autore, Mark Freeston, secondo il quale il test non è ancora maturo per un impiego clinico. Occorre comunque evidenziare che il test sarà disponibile su richiesta.
Nella rubrica «Teoria» troviamo un contributo che forse potrebbe apparire marginale per la pratica psicoterapeutica, ma sarà stimolante per gli assistenti sociali e gli psicologi che operino nei contesti psicosociali. Gli autori, Bertinelli e Vendemia, utilizzano il riferimento teorico della Schema Therapy e ne argomentano ampiamente l’utilità per affrontare meglio le situazioni multiproblematiche negli interventi interprofessionali.
Il «Caso clinico» di questo fascicolo riguarda un paziente diabetico affetto anche da bulimia nervosa: ce ne parla Baruffi nel suo interessante contributo.

L'annata in corso della rivista:

Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale
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