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Psicoterapia cognitiva e comportamentale - vol. 2015/1

Psicoterapia cognitiva e comportamentale - vol. 2015/1

Italian Journal of Cognitive and Behavioural Psychotherapy

Numero di rivista
febbraio 2015
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Editoriale
Nel primo editoriale del 2015 ritengo opportuno segnalare, nel numero di gennaio di «Behaviour Research and Therapy», l’articolo di apertura firmato da S. Rachman: The evolution of behaviour therapy and cognitive therapy. Oltre a reinterpretare con l’acume che gli è proprio il cammino della psicoterapia cognitiva e comportamentale dalla nascita a oggi, Rachman racconta la nascita di tale rivista in una notte piovosa dell’autunno 1962 nel soggiorno di H.J. Eysenck.
Segnalo pure che il 1965, giusto cinquant’anni fa, è l’anno di pubblicazione del volume di Eysenck e Rachman The causes and cures of neuroses, pubblicato poi in italiano da FrancoAngeli con il non banale titolo «Terapia del comportamento nevrotico»: Un’alternativa alla psicoanalisi. Possiamo dunque rallegrarci del fatto che la CBT, la psicoterapia cognitiva e comportamentale, abbia felicemente superato la boa dei cinquant’anni!
Molto più modestamente la nostra rivista, «Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale», ha festeggiato i suoi vent’anni con il convegno tenutosi a Padova il 14 novembre scorso. Tema del convegno era «Dove sta andando la psicoterapia cognitiva e comportamentale in Italia?». Se ne fornisce un piccolo resoconto, alla fine di questo fascicolo, nella rubrica «Notiziario». A onore della rivista ricordo solo due cifre: più di 8.000 pagine di contributi scientifici pubblicati e più di 100.000 copie stampate.
Ultima notizia di un qualche interesse per la nostra comunità scientifica e professionale è una lettera aperta, che riportiamo pure nel Notiziario, che è stata inviata ai Consigli direttivi delle due maggiori società scientifiche d’area, AIAMC e SITCC. Sostanzialmente la lettera dice che due società scientifiche, in un Paese come il nostro, sono troppe e che sarebbe intelligente avviare dei passi verso una federazione e, perché no, a lunga scadenza un’unificazione. Segnalo che i firmatari appartengono alla generazione dei pionieri, sono tra coloro che introdussero il Italia il nuovo approccio e tra i principali fautori, nel bene e nel male, delle due società.

In questo numero
La prima ricerca pubblicata su questo fascicolo riguarda l’analisi delle correlazioni tra punteggi di questionari che esplorano costrutti collegati ai disturbi alimentari e all’ansia sociale in un gruppo di studenti di scuole di specializzazione. È opera di Nicola Marsigli, Rosita Giunti e Martina Rosadoni dell’IPSICO di Firenze, i quali ci parlano con l’ermetico linguaggio della comunità post-razionalista. In Italia sono presenti numerosi esempi di comunità linguistiche gelose delle proprie tradizioni linguistiche: si pensi, ad esempio, al ladino, al friulano, al sardo. Non diversamente, nella vasta e globalizzata comunità CBT incontriamo numerose nicchie dove è viva la nostalgia per la lingua dei padri e dove il «lessico familiare» prevale sul desiderio di comunicare con il resto del mondo. «Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale» ospita con piacere questi contributi come segno del rispetto per il pluralismo culturale che ci connota.
Un’altra interessante ricerca studia le capacità di aspiranti psicoterapeuti nel riconoscere e valutare le emozioni dei pazienti. Tra le variabili che possono essere implicate, gli autori si sono concentrati sull’alessitimia e sulla qualità dell’attaccamento. Lo studio è stato svolto da Pierpaolo Congia e Massimo Portas, dell’Associazione di Terapia Cognitiva di Cagliari.
Abbiamo familiarità con studi sulla dislessia che ampliano l’attenzione alle difficoltà emozionali e comportamentali che possono risultare associate in bambini e adolescenti. Potrebbe quindi apparire insolita una ricerca che riguardi gli studenti universitari. Si tratta invece di un filone di ricerca che ha oltre cinque lustri di storia nei Paesi anglosassoni. Per la prima volta in Italia ci viene proposto al riguardo di studenti dell’Università di Padova da Silvia Cerea, Gioia Bottesi, Erica Curzi, Irene Mammarella, Anna Re e Marta Ghisi. Sia gli studenti dislessici sia un gruppo di controllo sono stati esaminati con molteplici test, incluso il CBA-Y, che è specifico per tale fascia d’età. I risultati sono sorprendentemente ottimistici, giacché non si riscontrano quelle difficoltà emozionali e comportamentali che avrebbero potuto invece essere temute in base agli studi relativi ad altre nazionalità.
Per la sezione «Teoria» ci viene illustrato un metodo di ricerca qualitativa che permette di studiare pochi casi nel dettaglio e in profondità, senza effettuare un ricorso a numeri e statistiche. Si chiama «Ricerca Qualitativa Consensuale» e ce la espone un ricercatore urbinate, Stefano Blasi, assieme a Clara E. Hill, ideatrice del metodo. L’articolo presenta un’esemplificazione di ricerca che riguarda l’attrazione sessuale di terapeuti in formazione verso i propri pazienti. Ove non vi siano esigenze di generalizzazione, il metodo potrebbe interessare lo studio di aspetti critici di interventi psicologici e psicoterapeutici.
Nel fascicolo troviamo infine una stimolante ricerca concernente l’utilizzo eccessivo di Internet. Mario Antonio Reda e i suoi collaboratori dell’Università di Siena hanno condotto una ricerca in rete con la compilazione di questionari attinenti l’alessitimia. I risultati gettano luce sulle matrici della sempre più diffusa dipendenza da Internet.

L'annata in corso della rivista:

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