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Dislessia 2006 CD-ROM

Giornale italiano di ricerca clinica e applicativa

Dislessia 2006 CD-ROM
Archivio di rivista
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Il cd rom contiene i numeri del 2006 in formato digitale

- volume 3, numero 1 (gennaio 2006)
- volume 3, numero 2 (maggio 2006)
- volume 3, numero 3 (ottobre 2006)


volume 3, numero 1 (gennaio 2006)

Editoriale
Giacomo Stella e Enrico Savelli

Gabriella Trevisi, Claudio Vio e Gian Marco Marzocchi
Dislessia e funzioni esecutive: un'analisi dei processi cognitivi sottostanti
La ricerca si pone come obiettivo quello di conoscere il livello di competenza in prove atte a valutare le funzioni esecutive in 15 soggetti dislessici di età compresa fra i 7 e gli 11 anni di età (confrontati con altrettanti bambini di controllo). Utilizzando il modello di Pennington e Ozonoff (1996) sono stati analizzati cinque domini delle funzioni esecutive: inibizione, pianificazione, flessibilità cognitiva, memoria di lavoro e fluenza verbale.
Dai risultati ottenuti si ipotizza che i bambini con dislessia evolutiva presentino deficit inibitori, in particolare per quanto riguarda il controllo delle risposte in corso di esecuzione. Inoltre sono stati riscontrati deficit di memoria di lavoro, anche se il compito richiedeva il mantenimento attivo di materiale visivo (e non verbale). Infine sono state riscontrate difficoltà nel compito di fluenza verbale, in particolare per la prova di fluenza fonemica (non nella prova di fluenza semantica). I bambini con dislessia evolutiva non hanno avuto prestazioni inferiori ai controlli per quanto riguarda la pianificazione e la flessibilità cognitiva.

Michael Ryan
Problemi sociali ed emotivi collegati alla dislessia

Giacomo Stella e Giulia Lampugnani
Un'esperienza di screening per l'individuazione di soggetti a rischio DSA e intervento di formazione dei docenti nella prima classe della scuola secondaria di secondo grado

Claudio Coscarella e Rossella Rossi
Sco.le.di. - Isola d'Elba: i disturbi di apprendimento nelle classi prime della scuola primaria
Gli screening sulla dislessia e sui disturbi dell'apprendimento vengono oramai sempre più spesso proposti nella cultura e nella progettazione istituzionale della scuola e dei servizi sanitari territoriali.1 La necessità di promuovere operazioni di screening, con lo scopo preventivo della tutela della Salute Mentale dell'età evolutiva, viene anche ribadita nelle linee guida sui disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) (www.sinpia-lombardia.it). Questo lavoro è la descrizione dell'esperienza di uno screening che ha riguardato l'isola d'Elba.

Andrea Biancardi e Silvia Autellitano
La mediazione familiare e la dislessia evolutiva: una risorsa possibile
È possibile che le difficoltà nello studio a casa di un bambino dislessico siano l'effetto di un conflitto familiare e non solo il segno e la conferma del suo disturbo. Se è così la mediazione può costituire uno strumento utile per affrontare le difficoltà di organizzazione nello studio e le più ampie conflittualità familiari, che coinvolgono direttamente i membri della famiglia, primi fra tutti il bambino dislessico stesso e la persona che si occupa dei compiti, solitamente la madre. Per entrare in un'ottica di mediazione occorre attribuire ai bambini e alle famiglie più risorse di quelle che solitamente vengono loro riconosciute per valorizzare la ricchezza e la complessità delle relazioni familiari.

Maria Amoni
Un laboratorio linguistico per la prevenzione e il recupero delle difficoltà di apprendimento della lettura e della scrittura
Viene riportata l'esperienza delle attività di laboratorio per la scuola dell'infanzia e primaria previste all'interno di un progetto per un servizio di consulenza psico-pedagogico, finalizzato alla prevenzione e al recupero delle difficoltà nell'apprendimento della letto-scrittura.
In particolare sono riportate le motivazioni del progetto, gli obiettivi, l'organizzazione e la metodologia di intervento. Vengono descritte le attività proposte e le prove utilizzate per effettuare le valutazioni dei livelli cognitivi e di specifiche abilità, nei bambini della scuola dell'infanzia e di quella primaria.

Silvana Canuti e Patrizia Rinaldi
Due anni di esperienza con i genitori nel gruppo di auto-mutuo aiuto
Due anni di incontri con le famiglie hanno evidenziato come il lavoro di gruppo possa creare le condizioni per rendere i genitori protagonisti efficaci della progettazione delle attività a loro supporto: la riflessione collettiva sulla pratica educativa quotidiana aumenta la consapevolezza dei propri limiti e delle proprie potenzialità e stimola un comportamento di ricerca sulle strategie più adeguate e delle possibili soluzioni.

Mauro Mario Coppa et al.
Il progetto «Nati per leggere»

Rassegna internazionale: Notizie dall'estero
a cura di Pamela Kvilekval

Eventi e notizie dall'Italia
a cura di Stefano Calzolari


volume 3, numero 2 (maggio 2006)

Editoriale 
Enrico Savelli e Giacomo Stella


Daniele Mugnaini et al.
Utilità di uno screening su larga scala sulle difficoltà di letto-scrittura resistenti all'intervento intrascolastico mirato
Si illustra l'utilità di un primo screening su larga scala effettuato nel territorio fiorentino, su 8306 alunni del primo ciclo della scuola primaria. Oltre ai vantaggi relativi alla formazione/sensibilizzazione uniforme rispetto ai DSA, all'ottimizzazione degli iniziali processi di apprendimento della letto-scrittura, e alla promozione di interventi mirati di recupero intrascolastico, è emerso un dato rilevante sull'incidenza delle diagnosi di dislessia o disortografia, fatte a seguito di tale screening presso un Centro diagnostico appositamente organizzato. Risulta infatti che i bambini giunti allo sportello diagnostico (circa la metà rispetto ai bambini emersi e segnalati) che hanno ricevuto una diagnosi di DSA sono stati l'1,34% dei bambini partecipanti. Hanno ricevuto una diagnosi di prestazioni sotto la seconda deviazione standard (ma nel primo anno della scuola primaria), di bagaglio cognitivo borderline o di bagaglio cognitivo compatibile con il Ritardo mentale lieve, rispettivamente lo 0,28%, 0,08% e 0,07% dei bambini. Tali dati vanno letti in tutta la loro portata di identificazione precoce e di prevenzione secondaria.

Hugh W. Catts, Marc E. Fey, Xuyang Zhang e J. Bruce Tomblin
Come stimare il rischio di future difficoltà di lettura in bambini dell'ultimo anno della scuola dell'infanzia
I logopedisti hanno le abilità e le competenze necessarie per giocare un ruolo importante nell'identificazione precoce dei bambini che sono a rischio di difficoltà di lettura. Se da un lato la ricerca ha evidenziato fattori linguistici e non, che possono essere predittivi di futuri problemi nella lettura, gli studi non hanno fornito i modelli statistici e i dati di classificazione necessari all'implementazione dei programmi di identificazione precoce. In questo articolo verranno riportati i risultati di uno studio longitudinale che ha preso in esame gli indici predittivi nell'ultimo anno della scuola dell'infanzia per l'abilità di lettura valutata durante il secondo anno della scuola primaria e che ha indicato che cinque misure, in età di scuola dell'infanzia (conoscenza di lettere, ripetizione di frasi, consapevolezza fonologica, denominazione rapida e grado di istruzione materna) contribuivano in modo autonomo nel predire l'abilità di lettura durante il secondo anno della scuola primaria. Vengono forniti una formula di regressione logistica e i dati di classificazione basati su questi risultati. Vengono anche dati alcuni suggerimenti su come queste informazioni potrebbero essere utilizzate nell'identificazione precoce e nella programmazione di interventi per i bambini a rischio di difficoltà di lettura.

Christie L. Cavanaugh, Ae-Hwa Kim, Jeanne Wanzek e Sharon Vaughn
Interventi per favorire l'apprendimento della lettura nei bambini «a rischio» dell'ultimo anno della scuola dell'infanzia: venti anni di ricerche
Vengono riportati i risultati di una sintesi di 27 studi di intervento che esaminava gli effetti di interventi di lettura di tipo scolastico per alunni dell'ultimo anno di scuola dell'infanzia «a rischio» di future difficoltà di lettura. I dati indicano che gli interventi di lettura erano efficaci nel migliorare i risultati nella lettura di alunni dell'ultimo anno di scuola dell'infanzia con disabilità e per quelli a rischio di difficoltà di lettura (cioè, basso status socio-economico, bassa consapevolezza fonologica, o bassa abilità di denominazione di lettere). Nonostante le diversità tra i tipi di intervento e la loro somministrazione, alcune caratteristiche (cioè, utilizzo della consapevolezza fonemica, piccola dimensione del gruppo, intensità di 15-30 minuti) producevano i maggiori effetti. I risultati sono in linea con le evidenze convergenti che un intervento precoce per la prevenzione delle difficoltà di lettura è efficace con gli alunni dell'ultimo anno di scuola dell'infanzia.

Giacomo Stella e Stefano Franceschi
Dislessia e codifica fonologica: un test informatizzato per la valutazione*
Il presente lavoro, oltre alla costruzione di uno strumento informatizzato per la valutazione delle abilità di codifica fonologica, rappresenta un contributo clinico-diagnostico finalizzato all'approfondimento della performance nell'elaborazione di informazioni linguistiche e iconiche in soggetti con disturbo specifico di lettura di lingua italiana. A tale scopo le prestazioni di 13 soggetti con dislessia evolutiva sono state valutate mediante una prova computerizzata di riconoscimento di coppie di non parole e confrontate con quelle di soggetti normolettori di pari età cronologica. I risultati ottenuti, confermando i dati presenti in letteratura (Van Der Leij e Van Daal, 1999), evidenziano nei dislessici un profilo funzionale caratterizzato da un deficit di automatizzazione della via sublessicale che ne influenzerebbe le abilità di accesso lessicale e di lettura del brano, mentre non si osservano differenze nei tempi medi di latenza delle risposte del materiale iconico. Inoltre, la prova informatizzata è risultata in grado di discriminare e individuare in modo statisticamente significativo il 91 % dei soggetti con dislessia evolutiva.

Ferdinando Sanzeri
Dislessia, famiglia e contesto riabilitativo: riattivare le risorse per «cavalcare» il disturbo
Quando la dislessia «aggredisce» un bambino difficilmente risparmia, nelle sue conseguenze, anche la famiglia. In questo sistema possono verificarsi mutamenti caratterizzati dalla riduzione o dalla perdita delle energie investite per contrastare il disturbo. È possibile, a partire dai primi momenti diagnostici, allargare la visione oltre il bambino e includere all'interno del sistema riabilitativo/terapeutico i genitori, per attivare ogni membro e l'intero sistema familiare verso il cambiamento?

Monica Delbue
Sviluppare strategie di studio efficaci per alunni con disturbi specifici di apprendimento
Nel presente contributo si vuole presentare un modello di intervento, opportunamente personalizzabile, il cui scopo è sostenere e potenziare le abilità di studio di un gruppo di ragazzi con difficoltà di apprendimento. Il training si compone di una fase preliminare, in cui si lavora sull'accoglienza ai partecipanti per favorire la loro conoscenza reciproca, e si cerca di esplorarne i comportamenti di studio tramite un breve questionario. A seguire, sono previsti altri 9 incontri, i cui temi vanno dalla comprensione degli scopi della lettura al lavoro con le discipline di studio, fino a giungere alla riflessione sugli aspetti più pratici del comportamento di studio, come la preparazione a diversi tipi di prove e la valutazione della prestazione, senza trascurare aspetti più legati all'auto-attribuzione. La particolarità di questo lavoro è il tentativo di associare a un programma istruzionale strategico una metodologia di analisi delle dinamiche del gruppo di lavoro: l'analisi del discorso.

Sabina Casula e Riccardo Venturini
Un approccio alla rieducazione della dislessia evolutiva
La dislessia evolutiva come disturbo multidimensionale può assumere forme e gradi diversi a seconda dei problemi funzionali cui è connessa e presenta una costellazione di sintomi che variano, per misura e gravità, da caso a caso. Ogni quadro clinico si modifica nel corso dello sviluppo in relazione all'età, alla scolarizzazione, alle diverse fasi di apprendimento della lettura e della scrittura e ai compensi funzionali che i soggetti stessi o i riabilitatori hanno messo in atto (Stella, Di Blasi, Giorgetti e Savelli, 2003). Di conseguenza, non si può prescindere dalla diagnosi formulata in un determinato momento e dalle successive valutazioni, attraverso le quali il programma rieducativo va di volta in volta aggiornato. La fase rieducativa è di fondamentale importanza perché un bambino che presenta questo disturbo possa affrontare un iter di apprendimento per lui adeguato, soprattutto all'interno della scuola. In questo senso il trattamento viene strutturato e organizzato in base alle esigenze del bambino, che variano a seconda delle sue peculiari caratteristiche e delle sue specifiche difficoltà, nonché alle richieste della scuola in un preciso momento didattico-formativo. La rieducazione, infatti, deve mirare sia al miglioramento dei parametri di velocità e/o correttezza, valutati nella fase diagnostica, sia all'acquisizione di una maggiore fiducia nelle proprie competenze, tenendo conto dell'impatto emotivo che tale disturbo può provocare all'interno del contesto scolastico e fuori da esso.

Rassegna internazionale:  notizie dall'estero
a cura di Pamela Kvilekval

Eventi e notizie dall'Italia
a cura di Stefano Calzolari


volume 3, numero 3 (ottobre 2006)

Editoriale 
Enrico Savelli e Giacomo Stella


Maria Luisa Lorusso, Alessio Toraldo e Carmen Cattaneo
Parametri «tempo» e «velocità» per la misurazione della rapidità di lettura
Quando si ricavano parametri di «tempo» e di «velocità» dalle prove di lettura, è possibile che si riscontrino notevoli discrepanze tra le due analisi. Viene discussa l'origine di tali discrepanze e vengono proposte quattro possibili soluzioni, la migliore delle quali sarebbe scegliere la misura che presenta le caratteristiche di una scala a intervalli. Anche se gli esempi proposti riguardano l'ambito della dislessia evolutiva, il medesimo problema e le medesime soluzioni si applicano in tutti i casi dove vengono utilizzati i parametri di tempo e velocità e, più generalmente, in tutte le situazioni in cui due misure tra le quali scegliere siano l'una il reciproco dell'altra (x e 1/x).

Brian R. Bryant e Penny Crews Seay
La Legge sull'utilizzo di ausili tecnologici per le persone disabili: rilevanza per gli individui con disabilità di apprendimento
Quando nel 1988 passò la Legge sulla Tecnologia (Tech Act), gli ausili tecnologici (AT) sono stati riconosciuti dal Congresso degli Stati Uniti come una necessità per le persone disabili. La legislazione, che è stata revisionata nel 1994, ha generato numerosi programmi e servizi che hanno consentito alle persone disabili di accedere e utilizzare gli ausili tecnologici. In questo articolo vengono discusse le implicazioni della Legge sulla Tecnologia per le persone con disabilità di apprendimento.

Maria Angela Berton et al.
Strategie e tecnologie per l'apprendimento: risorse educative per famiglia e scuola Questo articolo ha l'obiettivo di illustrare: come e perché l'informatica possa essere un supporto per le persone con dislessia e per i loro educatori; strumenti, modalità didattiche e strategie utili al raggiungimento dell'autonomia per il ragazzo con disturbo specifico di apprendimento; il ruolo degli agenti educativi per favorire un atteggiamento positivo verso l'apprendimento.

Marcella Peroni
La sintesi vocale come strumento compensativo per i soggetti con dislessia: quali effetti?
Questo articolo è una rassegna critica della letteratura esistente sull'utilizzo della sintesi vocale come strumento compensativo per i soggetti con dislessia evolutiva. Il lavoro è composto di una parte descrittiva sul disturbo e una parte di revisione dei contributi scientifici sull'utilizzo della sintesi vocale con questi soggetti. Nello studio della letteratura scientifica si sono esplorate le possibili applicazioni della sintesi vocale e dei suoi effetti sulla decodifica, sulla comprensione del testo, sull'attenzione e più in generale sulla possibile ricaduta sul piano motivazionale. Le ricerche illustrate dimostrano un effetto positivo dell'uso della sintesi vocale. I promettenti risultati sono discussi nell'ambito dei modelli neuropsicologici e delle simulazioni con le reti neurali, delle teorie cognitiviste e dell'apprendimento.

Enrico Savelli e Svano Pulga
Dislessia evolutiva: un software per la riabilitazione secondo un modello neuropsicologico
L'articolo presenta un software per la riabilitazione della dislessia, basato sui modelli neuropsicologici correnti dei processi normali di lettura e scrittura, di cui viene fornita una sintetica descrizione. Dopo una breve panoramica sulle caratteristiche cliniche della dislessia evolutiva, sulla variabilità dei profili funzionali ed evolutivi con cui si manifesta e sui vincoli che essi pongono alle scelte riabilitative, vengono illustrati i presupposti teorici e metodologici che sono alla base del programma di riabilitazione. In seguito viene anche fornita una descrizione dettagliata degli obiettivi e delle modalità operative di ogni singolo esercizio, sottolineando la necessità di una loro scelta mirata alle specifiche caratteristiche del caso clinico.

Sergio Messina e Piera Giacalone
Descrizione di un'esperienza di trattamento abilitativo in cinque ragazzi con difficoltà scolastiche
Il presente lavoro riporta un'esperienza di trattamento, tramite specifico software, in cinque ragazzi con difficoltà di apprendimento in carico presso la UONPI di Caltagirone. Gli autori hanno voluto descrivere, partendo dalle necessarie basi teoriche e tendendo conto degli aspetti clinici, pratici, logistici, ambientali e strutturali, un intero percorso diagnostico-riabilitativo, cercando di evidenziare, nelle varie fasi del progetto, fattori negativi e positivi. Si è quindi valutata la reale efficacia del trattamento proposto confrontando le abilità di lettura dei singoli partecipanti misurate prima e dopo il periodo di training, secondo le indicazioni date dalla recente letteratura in questo ambito. Oltre ai relativi aspetti clinici, gli autori hanno voluto sottolineare come, anche in strutture non altamente specializzate, sia possibile sviluppare un percorso riabilitativo in grado di dare risposte idonee, coerenti e integrate.

Vincenzo Ciccarese
Sperimentazione dell'efficacia del programma computerizzato Easy reading nel trattamento della dislessia evolutiva
La dislessia evolutiva è uno dei disturbi specifici dell'apprendimento attualmente più diffusi. Essa è definita dall'American Psychiatric Association come «un disturbo manifestato nell'apprendimento della lettura nonostante istruzione adeguata, in assenza di deficit intellettivi, neurologici o sensoriali e con adeguate condizioni socioculturali». Una delle questioni più importanti in relazione a tale disturbo riguarda l'individuazione di strumenti riabilitativi adeguati e, soprattutto, flessibili in base alle esigenze e alle difficoltà del bambino. Al fine di superare tale carenza è stato realizzato il software Easy reading, basato sul modello teorico di Struiskma sui processi parziali di apprendimento della lettura. In questo articolo, dopo aver ripreso tale modello teorico verranno presentati i risultati della ricerca effettuata attraverso la sperimentazione del Programma Easy reading nella riabilitazione di 29 soggetti con diagnosi di dislessia evolutiva.

Rassegna internazionale: notizie dall'estero
a cura di Pamela Kvilekval

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a cura di Stefano Calzolar

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